La Narrazione per Immagini di Angelo Nardoni
di Bruno Regni
Il problema dell'arte non è certamente un problema
di stile, quanto piuttosto un problema di
individualità; ma sta di fatto che questa
individualità artistica non orienta, piuttosto
disorienta e questo non vale solo per il principiante
ma piuttosto per l'esperto artista che si trova da
solo davanti all'attuale vastità della libertà
stilistica e di contenuti.
Oggi siamo consapevoli che nell'arte, e nella pittura
in particolare, la distinzione tra contenuto e forma
costituisce un'astrazione del tutto teorica; pur
tuttavia possiamo osservare che l'imitazione della
realtà riguarda il contesto formale mentre la scena
figurata che ha un significato narrativo esplicito o
implicito e simbolico che sia, riguarda il contenuto.
Questo è l'ambito dentro il quale attualmente ha
deciso di muoversi Angelo Nardoni gestendo
contemporaneamente la propria espressività pittorica
e l'insegnamento senza, naturalmente, potersi staccare
dalla sua lunga attività di restauratore e decoratore
d'interni: un trompe l'oeil cos'è se non un
far credere di vedere ciò che non c'è? E quello che
si vede ma non c'è, cosìè se non raccontare per
immagini?
Angelo Nardoni è un affabulatore in e di immagini che
(come si conviene ad un esperto narratore che porge il
suo discorso nei modi più affascinanti) sono
presentate e vengono arricchite con tecniche
sopraffine: rare alchimie di una bottega d'altri
tempi.
La comunicazione di Angelo Nardoni si avvale della
verosimiglianza ma la fedeltà dell'imitazione è
messa in secondo piano rispetto a quella "pittura
di storia" che riporta sulla tela grandi ed
esaltanti momenti ma anche, ed alla stessa stregua,
cose minime di tutti i giorni. Così come i maestri
del realismo, Nardoni usa le forme per un discorso
così come accade nella recente opera in cui "il
fabbro" dentro il suo antro non si evidenzia
tanto per la muscolatura e la forza che quel corpo
genera, piuttosto per il ricordo di quel momento
antico nel bugnato delle murature e nella severa
architettura di fondo.
Se quel quadro rimanda ad un racconto complesso di
forza formale, di ricordi remoti e di rimandi aperti
alla sensibilità dell'osservatore, la narrazione di
Nardoni può essere altrettanto forte in un discorso
minimale: "il tuffatore", per
esempio, è evidenziato da una nudità plastica di un
crudo realismo che contrasta volutamente con uno
sfondo trattato a polvere di marmo dagli effetti
imprevedibili che relegano in secondo piano
l'oggettività del mare e del cielo. Chi è quel
giovane? Un atleta, un dio antico, un particolare di
una pittura tombale etrusca? E' un racconto aperto.
La carica narrativa nei recenti quadri di Angelo
Nardoni è priva di ostentazione e sembra voler avere
anche in questa sede un obiettivo didattico, ma questo
non deve meravigliare perché, come diceva un grande
artista del passato "il narrare ed il figurare
sono fondamentalmente tutt'uno".
Bruno Regni
critico d'arte
Roma, 13 marzo 2001
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